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Io (cuore), vagabondo

© alexis/CC

Cuore in perenne vagabondare, mente in perenne rincorrere. 
Stanchezza che avanza e affanno che non si placa. Fastidio che va e viene, come un'onda che si tuffa e poi si ritrae nella bassa marea. Rada foschia che s'incunicola attraverso pensieri che sono come foglie morte, clangore inesorabile di chiavistelli che aprono porte inesistenti nella mia memoria. Fuggevole visione di lucine psichedeliche dal fascino turbolento, vuoti di silenzio metafisico a coprire scosse lievi di dolore mentale.
Tutto si trasforma in un lieve, carezzevole tocco di un foulard di seta pura, una delle più grandi fissazioni della mia nonna ultraottantenne. Costruirci delle fionde si potrebbe, con la sua pelle. Costruirci delle centrali di energia per irrorare l'intera nazione si potrebbe, con il caotico turbine di gas e potenze infernali che in questo momento reclama come sua la mia (piccola) psiche.

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