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Riflessioni da Trenitalia #3 - Verso Bolzano

© StockSnap/CC

Infelicità, ti tocco in treno. Ti siedo di fronte e non ho di che asciugare le tue lacrime. Un fazzoletto, mi chiedi. Ma io non l'ho. Bella sei, pelle color cioccolato al latte, profondi occhi scuri e lunghi capelli lisci. Perché piangi? Indaffarata sul tuo cellulare rosa, sei. Le tue unghie rosso scuro picchiettano ansiose mentre tiri su col naso. E in tutto questo, io così me ne esco: "Tutto bene?".

Ovvio che no. Mi prenderei a schiaffi. L'Alto Adige, fuori dal finestrino, sembra fissarmi contrariato. Anch'io non ho molta stima di me, sai. Ora-Auer. Oh perfetto: treno invaso da petulanti ragazzini. Guardo la mia amica in lacrime. Che sollievo: il suo volto latino sembra aver riacquistato un briciolo di tranquillità, una calma che prima non c'era. Le sue dita ora volano sullo smartphone, le sue labbra imbronciate non sono più.

Di sottecchi, getta un'occhiata a me che sto scrivendo. Non sa che scrivo di lei. 
Di sottecchi, getto un'occhiata a lei che sta digitando. Certamente non digita di me.
Sorridiamo l'una all'altra, quando scendiamo entrambe a Bolzano.

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