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Racconti #3 - Aliena

uno dei tanti cieli sotto il quale mi sono trovata

Era una mattina di metà maggio particolarmente afosa. Stavo sudando con i miei compagni su un compito di matematica. La mia mente era spossata e i numeri mi ballavano davanti agli occhi, beffardi. Tutt’a un tratto suonò la campanella, uno squillo insistente e insolitamente lungo. Stupita, sollevai il viso per controllare l’ora. Cosa poteva mai essere?

La porta si spalancò violentemente e il bidello del quarto piano gridò con voce strozzata: “Fuori di qui, la scuola sta andando a fuoco!”. Balzai in piedi col cuore in gola, sorda al richiamo della professoressa che, istericamente, cercava di organizzare gli allievi per uscire, ma tutti, urlanti, si spingevano verso l’uscita con gli occhi pieni di spavento. Uscii con gli altri, rossa in viso e ansimante, e nel corridoio trovammo un orrendo spettacolo: dappertutto c’erano fiamme, rosse e spietate, che si propagavano a velocità pazzesca nonostante i ripetuti sforzi per spegnerle. I ragazzi erano bloccati in un ingorgo e premevano tutti per scendere le scale ed uscire da quell'inferno.

In quel momento mi girai, attratta verso le fiamme che danzavano di fronte a me. Sentivo il loro calore, la loro forza bruciante, ma non riuscivo a distogliere gli occhi. Qualcosa avvenne dentro di me, sentii una forza nuova scorrermi nelle vene e, mentre non sapevo cosa stava succedendo nel mio corpo, con la sola forza dello sguardo bloccai l’avanzare del fuoco. La mia mente formulò un unico pensiero: come ci ero riuscita?

L’incendio era spento e tutti erano salvi. Scesi, barcollando leggermente, e all'aperto respirai profondamente. Nessuno mi aveva notato. Ero sbalordita: come era possibile? Ero davvero stata io a bloccare le fiamme? E come avevo fatto? Guardai il cielo azzurro in cerca di una risposta e questa arrivò. Tuttora posso giurare che quel lontano giorno vidi le nuvole che si sovrapponevano e mutavano la loro forma in modo da formulare la parola “A L I E N A”.

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