Passeggiavo un paio di giorni fa con un'amica in Piazza Duomo a Trento e mi imbatto in un ragazzo. Carino, ma nervoso. Mi ferma e fa per darmi un volantino, iniziando a parlare tutto in una volta: "Ciao, hai da fare il 1 maggio? Perché c'è questa iniziativa: il 1 maggio internazionalista. Vieni, è bello! Questo è il momento giusto per i lavoratori per unirsi in un obiettivo comune!".
Abbastanza colpita e incuriosita, anche perché Marx è uno dei miei filosofi preferiti, faccio per prendere il volantino e gli sorrido. Non l'avessi mai fatto. Invece di darmi il volantino, ritira la mano e mi anticipa: "Aspetta. Lo puoi prendere solo se mi dai il tuo numero". Un po' infastidita, lo guardo con aria interrogativa. "Guarda - si affretta a dirmi lui - è solo per sapere quante persone ci saranno, mica per altro. Sapendo quante persone vengono, mettiamo le sedie giuste".
Come spiegazione mi sembrava poco convincente e gliel'ho detto. Poiché lui insisteva, tenendosi il volantino, allora ad un certo punto mi sono rotta e sono sbottata: "Vabbé. In ogni caso io sono UNA, non trenta, e dunque una persona in più o in meno, non penso vi cambi molto. Se mai aggiungete una sedia, no? E comunque, se proprio non vuoi darmi questo volantino, ed io non pensavo che avere un volantino significasse darti il mio numero, tientelo pure". A quel punto, il poveretto deve aver pensato che era meglio non farmi arrabbiare e ha ritrattato, dandomi subito il volantino, a malincuore. "Ma no - mi ha detto - ok, ok! Tieni il volantino, non occorre che mi dai il numero. Però vieni, dai, per favore!" - mi ha supplicato - "ti terrò una sedia".
Abbastanza colpita e incuriosita, anche perché Marx è uno dei miei filosofi preferiti, faccio per prendere il volantino e gli sorrido. Non l'avessi mai fatto. Invece di darmi il volantino, ritira la mano e mi anticipa: "Aspetta. Lo puoi prendere solo se mi dai il tuo numero". Un po' infastidita, lo guardo con aria interrogativa. "Guarda - si affretta a dirmi lui - è solo per sapere quante persone ci saranno, mica per altro. Sapendo quante persone vengono, mettiamo le sedie giuste".
Come spiegazione mi sembrava poco convincente e gliel'ho detto. Poiché lui insisteva, tenendosi il volantino, allora ad un certo punto mi sono rotta e sono sbottata: "Vabbé. In ogni caso io sono UNA, non trenta, e dunque una persona in più o in meno, non penso vi cambi molto. Se mai aggiungete una sedia, no? E comunque, se proprio non vuoi darmi questo volantino, ed io non pensavo che avere un volantino significasse darti il mio numero, tientelo pure". A quel punto, il poveretto deve aver pensato che era meglio non farmi arrabbiare e ha ritrattato, dandomi subito il volantino, a malincuore. "Ma no - mi ha detto - ok, ok! Tieni il volantino, non occorre che mi dai il numero. Però vieni, dai, per favore!" - mi ha supplicato - "ti terrò una sedia".
La storia potrebbe finire qui se non fosse che, guardando attentamente il volantino che mi aveva dato, ho constatato che il tale incontro si sarebbe svolto alla Sala della Cooperazione. E allora mi sono messa a ridere e non mi fermavo più. Perché? Beh, semplice. Perché ci sono approcci e approcci, e l'approccio di quel ragazzo è stato un po' sempliciotto, visto che la suddetta Sala dispone di sedie pieghevoli fisse al pavimento. Non c'era perciò alcun bisogno di mettere delle sedie in più, perché si tratta di una sala con propri sedili incastonati a terra. Dunque, tutto il suo discorso non stava in piedi. Come dicevo, ci sono approcci e approcci. Almeno di questo sono convinta.

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Credo fermamente che ognuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione, come qui io esprimo la mia. Vi invito anzi a farlo, sia che condividiate o meno i miei punti di vista. Apprezzerò dunque ogni commento vogliate lasciare su queste pagine, ma avverto che questo spazio non è uno sfogatoio.
Grazie e... che aspettate? :)
Sara